Il Perdono di Assisi: oltre la fede, una lezione di umanità
Fin da ragazzo ho avuto una grande simpatia per San Francesco d’Assisi. Forse perché la mia famiglia era emigrata all’estero e io e mio fratello frequentavamo scuole cattoliche, dove la figura del “Poverello” era molto amata. Ma c’era anche un’altra ragione: Francesco era italiano come noi e rappresentava quei valori semplici e profondi che mi hanno sempre colpito. L’amore per gli animali, il rispetto della natura, l’attenzione verso gli ultimi e la disponibilità ad aiutare il prossimo ne hanno fatto, da sempre, il mio santo preferito.
Ogni anno, il 2 agosto, la Chiesa celebra il Perdono di Assisi, l’indulgenza legata alla Porziuncola che, secondo la tradizione, nacque dal desiderio di San Francesco di offrire a tutti una concreta possibilità di riconciliazione e di rinascita spirituale. I fedeli che, con sincero pentimento, si accostano alla confessione, partecipano all’Eucaristia e pregano secondo le intenzioni del Papa possono ottenere l’indulgenza plenaria.

Al di là dell’aspetto strettamente religioso, ciò che mi colpisce maggiormente è il significato umano di questa ricorrenza.
Un laico può anche non credere integralmente alla versione tradizionale dell’apparizione di Gesù e della Madonna a San Francesco o interrogarsi sulla ricostruzione storica di quegli eventi. È una posizione legittima. Ma c’è un fatto che, a mio avviso, resta straordinario: San Francesco, vera o simbolica che sia quell’esperienza, immaginò e chiese una giornata dedicata al perdono per tutti coloro che si pentono sinceramente dei propri errori.
È un messaggio di enorme attualità. Significa offrire una seconda possibilità a chi riconosce di aver sbagliato, liberandolo dal peso del rimorso e invitandolo a ricominciare con maggiore consapevolezza. Non un premio per chi è perfetto, ma una speranza per chi desidera cambiare.
In una società che spesso condanna senza appello e fatica a concedere nuove opportunità, il Perdono di Assisi continua a ricordarci che nessuno dovrebbe essere definito esclusivamente dai propri errori. Il perdono non cancella le responsabilità, ma apre la strada alla conversione del cuore, alla riconciliazione con gli altri e, per chi crede, con Dio.
È probabilmente questa la lezione più grande di San Francesco: non limitarsi a parlare di misericordia, ma trasformarla in un gesto concreto, accessibile a tutti. Ed è forse proprio per questo che, a distanza di oltre ottocento anni, il suo messaggio continua a parlare anche a chi vive la fede con dubbi, domande o semplicemente con il desiderio di essere una persona migliore.
Perché il perdono, prima ancora di essere un atto religioso, è uno dei gesti più profondi di umanità.