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FIAMME SULL’ISOLA DI SANTO STEFANO

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PREOCCUPAZIONI E INTERVENTI PRIORITARI PER L’EX CARCERE BORBONICO DOPO LE FIAMME SULL’ISOL DI SANTO STEFANO

Una ridda di interventi hanno fatto seguito all’incendio sviluppatosi una settimana fa sull’isola di Santo Stefano a Ventotene. Fiamme e un fumo denso e altissimo si erano levati (foto sopra), come si ricorderà, martedi, alle 13.30, dalla zona di Marinella, la parete costiera di Santo Stefano / Ventotene prospiciente l’isola cittadina. Sull’ampia zona, da cui si diparte  via Corona, l’unica strada che conduce al carcere, dopo che dall’altro approdo, lo “Scalo 4”, non è stato più consentito a turisti e persone in genere di ascendere verso la sommità dove c’è il carcere perché il muro che delimita il confine tra questa strada e la proprietà di un privato (a Santo Stefano i due terzi del territorio appartengono a privati) è crollato e non è stato ancora riparato, il fuoco ha devastato una estesa zona di lussureggiante vegetazione, richiedendo l’intervento dei un elicottero e della Protezione Civile che hanno limitato i danni. Intanto, per questo contrattempo, le visite al Carcere sono state sospese, dopo che l’ultimo gruppo di turisti aveva abbandonato l’isola prima dello scoppio dell’incendio.

Nessuna ipotesi sulle cause prese in considerazione dagli inquirenti subito dopo che l’incendio era stato prontamente domato è sta supportata da prove concrete anche se in paese il chiacchiericcio della gente lascia intendere l’azione dolosa di qualche piromane. Silvia Costa, commissario per il recupero del carcere, dopo aver sottolineato la gravità del fatto, ha ricordato che, seppure avesse preventivato e fatto svolgere, a suo tempo, opere di sfalciatura delle erbacce perimetrali all’esterno del carcere, bisogna ora obbligare il privato a ripulire e a manutenere la vegetazione delle sue proprietà. Il dott. Francesco Carta, assessore al tempo dell’Amministrazione Santomauro e sempre preziosamente attivo nella salvaguardia e nel potenziamento dell’ambiente e del variegato patrimonio archeologico, storico e folcloristico dell’isola e delle sue tradizioni,  ricorda, prima di quello di martedi, “due incendi registratisi a Santo Stefano negli ultimi 15 anni. Il primo fu causato dall’<atterraggio> su Santo Stefano, per mancanza di vento, di una mongolfiera lanciata, come da secolare tradizione, dal porto di Ventotene, in occasione della festa patronale di Santa Candida. L’altro risale a dieci anni fa ed ebbe una piccolissima entità nella quantità del territorio investito. Ritengo con motivata convinzione che nessuna responsabilità possa essere addebitabile alla ditta che sta svolgendo a puntino i lavori all’interno del carcere. Non ne avrebbero avuto né ragione, né interesse in quanto stanno lavorando alacremente e un incendio avrebbe ritardato il lavoro che consiste, per ora, nel portare via, con gli elicotteri, l’abbondante materiale di risulta che proviene dall’asportazione di tutto quanto è sparso all’interno del piazzale del “Panottico”, dove, alla sinistra dell’ingresso del carcere, nella zona chiamata “Infermeria”, è crollato il solaio del secondo piano, trasportando a terra anche quello del primo”.

 

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