Campi Elisi, dal paradiso al degrado

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I CAMPI ELISI E L’ABBIEZIONE DC & Co   

A Parigi l’arteria più maestosa e più prestigiosa conosciuta e celebrata in tutto il mondo, porta il nome di ‘Viale dei Campi Elisi’ e la sede del Capo dello Stato si chiama perfino ’Eliseo’. Che cosa dunque sono i ‘Campi Elisi’ di cui Parigi conserva gelosamente la memoria gloriosa?

Come ben si sa, la morte è da sempre connessa al grande mistero: che cosa c’è dopo? E l’uomo nel corso della sua storia si è arrovellato il cervello per conoscere e sapere: e le risposte e le ipotesi formulate sull’Aldilà sono multiformi e variegate  a seconda dei luoghi e delle civiltà. Qui vogliamo richiamare alla memoria come avevano risolto tale mistero gli antichi Romani ed esattamente nel momento storico della massima gloria e grandezza, vale a dire tra l’ultimo secolo della Repubblica e il primo dell’Impero. Tutti al momento fatale erano destinati a un luogo chiamato Inferi oppure Averno oppure Ade e qui, a seconda della condotta in vita, i poeti e gli artisti avevano inventato differenti modi di espiazione a seconda delle rispettive condotte in vita. Mentre, esclusivamente per gli eroi e per le persone buone, cioè gli eletti e i prediletti degli dei, i Romani  si inventarono un luogo speciale e esclusivo di delizie e di bellezza e di godimento, in mezzo ai fiori, agli animali, agli alberi di frutta, al suono dei ruscelli limpidi che scorrevano e al canto degli uccelli, dove non si conosceva né freddo né calura né ghiaccio, ma solo il lieve soffio degli zefiri cioè delle brezze delicate e dolci del mare contiguo: un luogo dunque di piacere e di riposo e di contemplazione delle anime, un luogo che nelle Scritture Orientali si chiamava Eden, cioè Paradiso Terrestre: esente da cure bisogni e affanni. I Romani come si sa erano non solo uomini di guerra, di legge e di cultura, ma anche di piaceri e di godimenti e in particolare di quelli che chiamavano ‘otia’: coloro che lo potevano, si costruivano, per esempio, magioni e ville nei luoghi più ricercati e ammirati: Capri, Sperlonga, Tivoli, Ischia, Napoli… Ma quella certamente più amata e più baciata dalla natura e dalla bellezza era la regione nota come Campi Flegrei dove erano, e sono, piccoli laghi somiglianti a smeraldi, golfi e insenature e promontori che proteggevano dalle calamità e dalle intemperie, città e luoghi che erano il segno addirittura della predilezione degli dei e cioè Cuma, Bacoli, Baia, Capo Miseno… e a vista d’occhio Ischia e Procida e un pò più distante la presenza miracolosa di Pompei ed Ercolano! tutto intorno aranceti, piante di frutta, vitigni pregiatissimi, pini marittimi, verzura, ruscelli, animali, profumi e odori e suoni unici al mondo, mentre al di sopra, più a settentrione, quasi a proteggere questo lembo di delizia e di magia, fumi e vapori e acqua bollente e gas puteolenti  che sprizzavano e schizzavano fragorosamente dal suolo con rutti orribili tenendo lontani i mal intenzionati…

E in questa regione veramente felice unica dell’Impero, ineguagliabile, i Romani collocarono sia il loro Paradiso Terrestre e sia il loro Inferno! In quello  puzzolente e infuocato collocarono il regno dei morti che, come detto, chiamarono Inferi o Averno, dove era destinata la gente comune e cattiva; mentre tutto il territorio che si specchiava nel mare azzurro protetto dalla volta del cielo con lo sguardo verso Procida e Ischia ….erano …i Campi Elisi, l’aldilà degli eroi e delle anime buone! I campi Elisi erano cioè a Cuma, a Baia, intorno al lago di Fusaro, al lago di Lucrino, a Capo Miseno…. Che cosa era e che cosa è stato: leggere quello che hanno detto i Romani di questi luoghi incantati, a cominciare da Orazio; Plinio il Vecchio, il naturalista, colui che  per primo ha visto e descritto la eruzione  di Ercolano, è qui che aveva scelto la sua dimora definitiva, ma soprattutto quello che ci hanno trasmesso i poeti e gli artisti principalmente europei che li hanno visitati regolarmente nel corso dei secoli fino al fatidico 1860: Goethe così sbalordito e affascinato al cospetto di tanta storia e di tanta bellezza  intatta e intonsa confessò, lui sommo poeta, di non trovare le parole idonee a descrivere lo spettacolo prodigioso davanti ai suoi occhi: veramente si cade preda e vittima della sindrome descritta e vissuta da qualche grande artista:  si cade in deliquio e in tramortimento: quanta bellezza, quanto godimento, quanta pace! Inaudito. Il Re di Napoli verso la fine del 1700, talmente anche lui innamorato dei luoghi, ordinò al suo architetto di creare un ricovero in mezzo ad uno di questi laghi, anzi di questi occhi della Natura, dove rifugiarsi e stare solo e godere i luoghi magici e quell’aria unica al mondo: e in effetti ancora oggi, miracolosamente preservato (vedi foto in alto), ammiriamo nel lago di Fusaro questo casino reale borbonico, simile a una vera pietra preziosa incastonata in un’altra pietra preziosa quale è lo specchio di acqua luccicante del lago…

Ma si vada oggi in questi luoghi una volta patria del mito e della bellezza: la nemesi perversa ha voluto che l’incanto e la bellezza della natura conservatisi indenni e intatti per secoli e secoli, cedessero il posto al loro esatto contrario, cioè allo schifo e al ribrezzo e alla perversione. E’ indescrivibile quanta bruttezza e naturalmente quanta immondizia sono state riversate e spalmate a guisa di lebbra in queste ultime decadi democristiane sui Campi Elisi: una cementificazione spietata e selvaggia iniziata a Pozzuoli che tutto ha distrutto e ingoiato, dei seni e dei golfi e delle baie e dei luoghi unici  al mondo, per di più una cementificazione miserabile e volgare che appiccicata una all’altra ancora di più accresce la disperazione e la impotenza di fronte alla immane distruzione, impunita e consentita,  del paradiso terrestre e dei campi elisi. Casupole sicuramente  cresciute una appresso all’altra come bubboni pestilenziali, uno spettacolo osceno e frastornante aumentato e accresciuto dal traffico, dai tabelloni e scritte pubblicitarie in quantità inimmaginabile, dai fili elettrici e telefonici che si intersecano  in alto ancor più sottolineando lo spettacolo della precarietà e del degrado e della improvvisazione. I Campi Elisi divenuti cemento e asfalto, nella indifferenza generale, nella inerzia criminale dei controllori: una miniera d’oro zecchino trasformata in  discarica!

I Campi Elisi sono divenuti la Geenna di Gesù Cristo, il Tartaro e l’Orco della Mitologia, l’Inferno di Dante. E’ impossibile descrivere tanta sciagura e così grosso tracollo e fallimento della civiltà e della cultura.  Oggi, in questo luogo d’incanto!!     

Michele Santulli

(Foto in alto: Casina Vanvitelliana è un gioiello di architettura tardo barocca, realizzata nel 1782 dall’architetto Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi (il celebre autore della Reggia di Caserta), su commissione di Ferdinando IV di Borbone)

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