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RIAPPACIFICAZIONE TRA SARDI E ITRANI

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MA VOGLIAMO FINALMENTE VEDERE “COMPIUTA” QUESTA ITALIA ORFANA DEGLI ITALIANI?

Era il 1861 e Massimo D’Azeglio –e non Garibaldi come la ciurmaglia dell’ennesima leggenda metropolitana è solita affermare, con crassa ignoranza- ebbe a commentare il frastagliamento socio-etnico-culturale che caratterizzava il neonato Regno d’Italia. E fu un commento, e al tempo stesso, uno stimolo all’integrazione tra le genti che popolavano l’italica Penisola. E oggi, a 161 anni dalla riconquistata Unità, il popolo di “poeti navigatori…”, e altro, soffre della sindrome di “diversità” di ogni tipo. Tutte premesse, queste, che preludono e nuocciono alla reale integrazione tra coloro che, “dall’Alpi alle piramidi d’Ausonia”, calpestano il sacro suolo dei 300 e un mila chilometri quadrati, quanto misurano, come ci hanno insegnato fin dal tempo delle scuole Elementari, i confini dello Stivale, da tanti definito il Bel Paese. Ci è venuta in mente la citazione di Massimo Taparelli, marchese del comune piemontese di Azeglio, quando riportiamo la riflessione sui problemi dai casa nostra e, nello specifico, della tragica esperienza che, ben 111 anni fa, fece annotare sui taccuini eternatrici della Storia, la vergognosa vicenda dell’eccidio dei Sardi da parte degli abitanti di Itri, dove gli operai dell’isola dei quattro mori erano impegnati nella costruzione della linea ferroviaria Roma-Napoli, via Formia. Di chi la colpa? Non ci interessa. Se si vuole guardare avanti, guardando alla storia come a un’autentica “vitae magistra” e non come una forma di “revanche” esponenzialmente protesa all’infinito, tralasciando l’eterno verso manzoniano “ai posteri l’ardua sentenza”, perché quando si cerca la civile convivenza non si sta a cercare la “sentenza”, vogliamo solo sottolineare e, per certi versi, biasimare, il procedere con la marcia “a folle” o, come in gergo marinaresco suol dirsi il “navigare a vista”, con cui si sta vivendo la stasi del pur meraviglioso incipit del processo di riappacificazione tra i Sardi e gli Itrani.

Rino Salinas

Era la sera del 5 ottobre del 2019 quando, presso l’aula consiliare di Itri, dove erano convenuti autorevoli figure istituzionali della regione a Statuto Speciale della Sardegna, come Umberto Oppus, attuale  sindaco di Mandas e, a quella data, direttore generale degli Enti Locali della Regione Sardegna, il sindaco di Ottana, Franco Saba, e quello di Pattada, Angelo Sini, presente con un messaggio, primi cittadini di quei due paesi  da cui provenivano gli operai sardi caduti a Itri, e il sindaco di Itri, Antonio Fargiorgio, oltre agli scrittori Rino Solinas e Nicola Maggiarra, quando, in una neppur troppo velata commozione generale ci si strinse la mano tra i convenuti al tavolo dei relatori, con tanta e toccante vibrazione commotiva, per siglare il raggiungimento della prima fondamentale tappa del processo di “riappacificazione” e di partenza per un comune e proficuo cammino di intensa e autentica integrazione tra i due popoli, lasciandosi alle spalle la cronaca dei fatti visti solo come stimolo storico a non ripetere gli stessi errori e, senza presunzione, anche come lezione da impartire a tutte quelle menti malate che intendono risolvere i pur drammatici momenti di criticità esistenti oggi, al Mondo, con l’uso della violenza, della sopraffazione, della discriminazione, dell’emarginazione di tutte le forme di “–fobìa” che le menti deviate della gente riesce a partorire quali feti diabolici del Male universale. Rino Solinas, laborioso e sempre disponibile operatore del commercio e, soprattutto, della solidarietà, in quel di Santa Teresa Gallura, scrittore per passione e non per professione (rivendica, con orgoglio, il conseguimento del diploma della licenza di Scuola Media inferiore) presentava il suo libro “Le campane suonarono a storno” e Giuseppe Pecchia (Pino per tutti), già autore di pubblicazioni sulle vicende di quel martoriato 1911 a Itri e fresco creatore della nuova opera “Itri, la rivolta contro i Sardi”, che verrà presentato il 15 settembre a Sassari, con la partecipazione istituzionale dell’assessore Salvatore Mazziotti, responsabile della Cultura al comune di Itri, avevano compiuto il “miracolo” di aver preparato, per quello storico 5 ottobre, la “griglia di partenza” dell’agognata “riconciliazione” tra la gente dei nuraghi e quella di fra’ Diavolo.

Nicola Maggiarra

Purtroppo un altro maledetto male del secolo, il purulento Covid mandò a monte tutti questi progetti e, da allora, non se ne è fatto più nulla. E’ rimasto acceso, sempre convinto e deciso, il “faro” della riappacificazione che ha visto in Rino Solinas l’apostolo della pace tra la gente e che, oggi, con l’accorato appello di tanti anonimi spiriti illuminati e mentalmente scevri da perniciosi condizionamenti di qualsiasi sorta, sperano e invocano che l’orizzonte dell’avvenire veda un arcobaleno eternamente variopinto e luminoso che dalla terra della multiforme cultura (fenicia, greca, punica, romana, araba e altre ancora) brilli fino alla dorsale degli Aurunci e, se possibile, come ci si augura, sull’Italia tutta e, perché no?, sul mondo intero. Forza, ragazzi, l’Italia è fatta, tanto per dire, facciamo gli Italiani. Questa vocazione, allora, sicuramente agirà sulle coscienze di coloro che pensano all’utilità della riconciliazione. Resta in piedi, a questo scopo, una domanda che occorre rivolgersi , proprio per assicurarsi che il processo di riconciliazione vada a buon fine. Esiste veramente nel cuore degli Itrani, di coloro che li amministrano, incluso il popolo sardo, questa voglia di fare gli Italiani? Vogliamo veramente rendere giustizia agli operai morti e al signor Di Biase –come attestano le fonti storiche- ucciso per 10.000 lire da due operai sardi? Vogliamo rendere giustizia a tutti quelli che hanno perso il lavoro, che sono stati umiliati da uno Stato latitante a dir poco. Bene, prima di tutto, allora, dobbiamo avere questa certezza, certezza che, oltre alle due comunità, devono esprimere e manifestarla con i fatti concreti i nostri amministratori.

Facciamo gli Uomini. Quelli con la “U” maiuscola. Senza disturbare più il marchese Taparelli!

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