LE TRE DONNE PIÙ ESEMPLARI
Maria Skłodowska Curie (Varsavia 1867-1934) e Rosa Luxemburg (Zamość 1871-1919), entrambe russo-polacche o polacco-russe: le due donne più significative dell’umanità, dopo Maria, madre di Gesù.
Mentre di Maria Skłodowska e di Rosa è necessario ricordare almeno i fatti essenziali delle loro esistenze, di Maria, madre di Gesù, è memorabile la sua maternità e il Magnificat, le parole di ringraziamento e anche di gioia che mormora: parole che racchiudono e sintetizzano gli ideali e le speranze degli uomini nelle loro lotte e nei loro conflitti secolari fino ad oggi; parole che anticipano di duemila anni quelle, più umane ma altrettanto preziose — purtroppo sempre attuali — di alcuni spiriti eletti dei nostri tempi.
MAGNIFICAT
L’anima mia magnifica il Signore
Magnificat anima mea Dominum
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
quia respexit humilitatem ancillae suae.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
Ha mostrato la potenza del suo braccio,
Fecit potentiam in brachio suo,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
dispersit superbos mente cordis sui;
ha rovesciato i potenti dai troni,
deposuit potentes de sede
ha innalzato gli umili,
et exaltavit humiles;
ha ricolmato di beni gli affamati
esurientes implevit bonis
e ha rimandato i ricchi a mani vuote.
et divites dimisit inanes.
Chi mai ha espresso tali rivoluzionarie — e ancora oggi sostanziali — speranze con parole più degne e gravide?
LE AFFINITÀ DI MARIA E ROSA
Due mondi solo apparentemente differenti: quello di Maria Skłodowska, dedicato alla scienza e alla ricerca, e quello di Rosa Luxemburg, più immediato e vicino all’uomo perché dedicato alla politica, alla lotta sindacale, al giornalismo e alla letteratura.
Il primo si realizza nel chiuso del laboratorio o dell’aula universitaria, mentre quello di Rosa nella piazza, nella strada, nel “vortice”.
A fondamento di entrambe: la passione smisurata per la ricerca e per l’impegno, la volontà di raggiungere gli obiettivi a ogni costo e una grande premura per il prossimo; la consapevolezza senza riserve della propria libertà e indipendenza, un pragmatismo indiscutibile nelle azioni e una sovranità intellettuale e culturale.
Coraggio indomito.
Maria e Rosa: massima laboriosità e spirito di sacrificio, inderogabile senso del dovere e affidabilità. Aconfessionali, sensibili e senza scrupoli o freni nell’amore e negli affetti.
Attribuirono entrambe un ruolo determinante all’istruzione, anche per “costruire un mondo migliore”.
Non conosco altri epiteti per individuare queste due splendide donne: ogni aggettivo per loro è insufficiente, nulla è davvero commisurato alla loro statura.
Poliglotte entrambe: Maria parlava polacco, russo e francese; Rosa anche tedesco.
Maria fu ostile alla Russia dominatrice della Polonia; fu invece sempre sollecita verso il suo paese, al quale dedicò una delle sue due scoperte che le meritarono il premio Nobel, cioè la sostanza radioattiva da lei chiamata polonio. Creò inoltre a Varsavia, come aveva fatto a Parigi, l’Istituto del Radio, che destinò alla sorella Bronisława perché lo dirigesse.

ROSA LUXEMBURG
Rosa Luxemburg, di religione ebraica, nacque a Zamość (1871), all’epoca città in gran parte ebraica, come la fiorente Odessa in Ucraina.
Amante degli animali, delle piante e dei fiori, malgrado una vita molto dinamica (“il vortice”) e le non poche assenze per i periodi trascorsi in prigione, ebbe una gatta di nome Mimì come compagna.
Socievole, leggermente claudicante fin da bambina ma sempre attraente e ricercata, era sensibile fino alle lacrime alle sofferenze sia degli uomini sia degli animali.
Si ricorda l’episodio del bufalo rumeno (lettera a Sofia Liebknecht, dicembre 1917) bastonato a sangue da un feroce criminale bipede, al quale assistette dalla sua prigione di Breslavia. I grandi occhi neri del povero bufalo le apparvero pieni di lacrime e anche lei non poté fare a meno di commuoversi e piangere a quello spettacolo, mentre il truce seviziatore passeggiava nel cortile fischiettando.

MARIA SKLODOWSKA
Maria Skłodowska nacque a Varsavia nel 1867: occhi neri intensi, fronte alta, volontà d’acciaio, bella presenza; piuttosto riservata, ma pronta a partecipare a tutto ciò che riguardasse i suoi interessi professionali e non solo.
In quel periodo la famiglia ebbe problemi economici e le due sorelle — con tre anni di differenza — fecero un patto:
«Tu, Maria, lavorerai per aiutarmi a laurearmi e, quando verrà il momento, io, Bronisława, farò lo stesso per te».
E così avvenne.
Maria dal 1885 lavorò come governante e istitutrice per circa sei anni, fino al settembre 1891, quando si trasferì a Parigi, dove la sorella era diventata medico.
Maria e Rosa riuscirono a realizzare le loro ambizioni di studio e, sebbene nella Polonia sotto dominio russo fosse proibito alle donne l’accesso alle università, entrambe riuscirono a seguire corsi regolari e a portarli a termine.
Marie (non più Maria, francesizzato) alla Sorbona di Parigi si laureò in fisica nel 1893 e poi in matematica nel 1894; Rosa a Zurigo conseguì il dottorato in filosofia e la laurea in giurisprudenza nel 1897.
Non si contano le difficoltà incontrate dalle due donne nel corso degli studi e della professione in un mondo profondamente maschilista.
Nel 1895 Marie sposò Pierre Curie, professore alla Sorbona: il nome destinato a diventare celebre, Marie Curie. Ebbero due figlie.
All’università lavorarono insieme sulla radioattività. La ricerca degli elementi fu indefessa.
Nel luglio del 1898 — tappa fondamentale nella storia della scienza — Pierre e Marie riuscirono a isolare una piccola quantità di un nuovo elemento, 330 volte più radioattivo dell’uranio, che chiamarono polonio in onore del paese di Marie.
Nel 1903 Marie e Pierre Curie, insieme al professor Henri Becquerel, ottennero il Premio Nobel per la fisica.
Il 19 aprile 1906 fu un giorno tragico nella vita di Marie: il marito morì investito da una carrozza.
La vita tuttavia continuò. La Sorbona le affidò il corso tenuto dal marito: sarà la prima donna a salire sulla cattedra nella storia secolare dell’ateneo.
La tappa ancora più radicale e innovatrice fu il 28 marzo 1902, quando Marie nel suo quaderno di appunti poté registrare: Ra = 225,93, peso atomico del radio.
Questo elemento, come l’uranio, si trova in un minerale chiamato pechblenda, in quantità infinitesimali: per ottenerne un grammo Marie dovette lavorare giorni e giorni a purificare una quantità enorme di materiale, circa sette tonnellate.
Ma il radio segnò il culmine di un’avventura scientifica senza precedenti, nel cui edificio Marie Skłodowska Curie occupa uno dei piedistalli più elevati.
Le ricerche sul radio comportarono anche un notevole impegno nella chimica, per cui nel 1911 ricevette un secondo Premio Nobel, questa volta per la chimica.
Un dettaglio tipico della personalità di questa donna veramente fuori del comune: Marie Curi Skłodowska non depositò intenzionalmente il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, decidendo di lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche senza ostacoli.
Numerose e varie furono le sue attività scientifiche e le benemerenze ricevute in tutto il mondo nel campo della medicina e della scienza.
Morì nel 1934 e fu inumata accanto al marito.
Nell’aprile 1995, durante la presidenza di François Mitterrand, le spoglie di Marie e Pierre Curie furono traslate al Panthéon di Parigi: Marie fu la prima donna a ricevere questo onore.
LA MORTE DI ROSA LUXEMBURG
Rosa Luxemburg l’abbiamo lasciata nella prigione di Breslavia, nella Slesia.
A causa della sua passione politica e della sua fiducia nella rivoluzione come unica soluzione alle ingiustizie verso i lavoratori, fu spesso perseguitata dai governi e imprigionata. Tuttavia anche quei periodi furono per lei momenti di studio e di elaborazione di numerosi scritti, alcuni di grande valore dottrinario.
Il 15 gennaio 1919, a Berlino, durante la Repubblica di Weimar, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht furono sequestrati da membri dei Freikorps, milizie paramilitari di estrema destra.
Rosa fu colpita e uccisa durante il trasporto in automobile e il suo corpo venne gettato nel Landwehrkanal.
Karl Liebknecht fu invece portato allo zoo e lì assassinato.
Un delitto politico rimasto nella storia.
Le esequie di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht furono imponenti: le cronache parlano di decine di migliaia di persone al corteo funebre.
Ancora oggi, ogni anno intorno al 15 gennaio, nel cimitero di Friedrichsfelde a Berlino, davanti al monumento dedicato a Luxemburg e Liebknecht, si svolge una commemorazione.
L’EPITAFFIO DI BRECHT
Per ultimo, sempre tenendo a mente Rosa, ricordo l’epitaffio che le dedicò Bertolt Brecht:
«Die rote Rosa nun auch verschwand.
Wo sie liegt, ist unbekannt.
Weil sie den Armen die Wahrheit gesagt,
Haben die Reichen sie aus der Welt gejagt».
«Ora è sparita anche Rosa la rossa.
Dov’è sepolta non si sa.
Poiché disse ai poveri la verità,
i ricchi l’hanno scacciata dal mondo».
Michele Santulli