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La vera storia del gangster itrano Francesco Spirito

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Marsiglia, l’impero della malavita – La vera storia del gangster itrano Francesco Spirito, testo di Alfredo Saccoccio

Tante le ragioni che hanno fatto di Marsiglia la città di Francia dove la malavita – o “mitan” – ha potuto prosperare con il più di vigore, dato che essa affonda le sue radici nella tradizione delle bande che hanno, nell’Ottocento, corseggiato la regione.

E’ con il regno, sulla malavita marsigliese, di Paul Bonnaventure Carbone e di Francesco Spirito (nella foto), due personaggi immortalati sotto i tratti di Jean-Paul Belmondo (Rock Siffredi) e di Alain Delon (François Cappella), due romantiche canaglie entrate con il loro famoso copricapo nella storia del cinema, nel famoso film “Borsalino”, diretto da Jacques Deray, tratto dal libro “Bandits à Marseille” di Eugène Saccomano, che inizia l’era dei padrini. Nei balbettii del XX secolo, essi hanno saputo tessere una rete internazionale di connivenze, tanto da mettere in piazza un traffico di droga, particolarmente redditizio, diretto a Marsiglia. L’oppio e l’hascisc conquistano la città, mentre spuntano i primi laboratori clandestini. Nell’immediato avanguerra, quando le case chiuse non lo sono ancora (occorrerà attendere il 1946 e la legge Marthe Richard per chiudere i lupanari), l’altro filone per prosperare nel “mitan” resta il commercio della carne, dalla tratta delle bianche alla prostituzione. Questa attività resta il campo di predilezione dell’amico e socio di “Venture” Carbone, il bel Francesco  Spirito. Questi sa usare il suo fascino per fare nuove reclute promesse al marciapiede.

Spirito e Carbone, i padroni di Marsiglia

Francesco Spirito, soprannominato “Lydro”, in ragione delle cicatrici di vaiolo che porta sul suo viso, o “Beau Ficelle”, per la sua taglia e per la sua eleganza, nasce a Marsiglia (è attestato dai Registri degli atti dello Stato Civile, n. 2-1892), in via Saint Laurent, 54, il 17 marzo 1898, da Cristofaro Spirito, nato ad Itri, trentaduenne, giornaliero, e da Luigia Meschino, trentunenne. Francesco è francese di nascita, ma italiano per la non mai abrogata “lex sanguinis” e perché italiano nel temperamento, nel costume, nella cultura. Egli emigrerà verso Il Cairo, dove eserciterà come prosseneta. Alcuni pretendono che Spirito abbia salvato Carbone dalla morte quando questi si era ritrovato vivo, circondato nel deserto da prosseneti egiziani. Essi nel Paese africano misero su un mini impero basato sulla prostituzione.

Al ritorno in Francia, i due uomin iniziano a farsi una buona reputazione nella malavita marsigliese, in cui saranno riconosciuti come buoni mafiosi. La loro attività riporta loro un bel peculio. Tanto più che, durante questo tempo, le loro rispettive mogli si trovano in Argentina, dove esercitano nella prostituzione. Beninteso, il denaro che esse raccolgono torna ai loro uomini. Questo denaro permetterà loro di prendere delle parti in costruzioni di Cannes, di Nizza e di Marsiglia.

Gli sgherri del duo si mostrano infatti sufficientemente persuasivi per convincere i  recalcitranti alle prese di partecipazione. Spirito e Carbone metteranno in piazza un traffico tra l’Egitto e Marsiglia. Infatti le rive del Nilo pullulano di rivenditori, che propongono oppio venuto dall’Estremo Oriente. I due instaurano allora un sistema di navette tra Alessandria e Marsiglia. Se parecchi malviventi, particolarmente corsi, sono sul mercato, Carbone e Spirito avranno subito l’influenza esclusiva, la presa di possesso in questo campo. Per eludere la sorveglianza delle autorità, imballano l’oppio in sacchi-stagno lanciati in mare all’avvicinarsi del porto, poi recuperati più tardi da uomini in barca. Ingegnoso procedimento.

Progressivamente l’oppio va a rarefarsi. Appare l’eroina, droga meno costosa e meno rintracciabile e soprattutto più additiva. Il rifornitore della polvere bianca si rivelerà essere Francesco Spirito. E’ infatti lui che è incaricato dell’importazione del grezzo egiziano e dell’esportazione verso l’America. In modo da aumentare il prezzo di vendita e da facilitare il trasferimento verso gli USA, Carbone e Spirito si lanceranno nella raffinazione, installando un laboratorio clandestino nella regione parigina. Essi si legheranno allora a Dominique Albertini, ex-preparatore in farmacia, che diverrà il loro raffinatore. E’ lanciato il loro affare. Una volta raffinata, la droga (in piccola quantità, in partenza) è direttamente mandata a New York. Sono gli inizi della “French Connection”.

Ben installati a Marsiglia, Carbone e Spirito, grazie alle loro relazioni con doganieri, riusciranno a conquistare il porto. Una miniera d’oro per il binomio, che, oltre alla prostituzione, al racket e all’eroina, si lancerà in traffici di ogni genere: traffico d’armi con la Spagna nel 1936, manipolazione di incontri di pugilato, emissione di monete false… Veri e propri toccatutto, Paul Carbone e Francesco Spirito sono allora i re di Marsiglia, ottenendo l’egemonia sulla vita criminale della città. Essi conducono vita beata, sono dei bravacci, dei gradassi: vetture, vele, ristoranti di lusso, Casinò…Essi si fanno notare in tutti i posti di primo piano del sud della Francia. Gestori di bar, si vedranno anche celebrità frequentare le loro imprese.

Verso la metà degli anni Trenta, il duo è occupato a Parigi, dove investirà nei bar e nei locali notturni di Montmartre. Verso il 1935, i caporioni sono visti a tutte le buone tavole parigine, come sui campi di corse e nei circoli di gioco. I due sono i veri  padroni della città e conducono un gran tenore di vita: cene alle migliori tavole, abiti dei più grandi sarti, spostamenti in limousines, frequentazione assidua del Casinò di Montecarlo… Spirito ha il proprio banco, l’Amical Bar, vicino all’Opéra, dove simula i giudici di pace arbitrando i conflitti tra canaglie e cattivi soggetti.

Carbone e Spirito hanno amici in tutti i campi: politici, ammiragli, avvocati, industriali, personaggi altolocati ed anche accademici. Quando giornalisti parigini discendono a Marsiglia, essi si prendono cura di portarli ai migliori tavoli e nei più grandi alberghi, facendo far loro il giro della Marsiglia By Night. Carbone e Spirito si danno così arie di grandi borghesi onnipotenti. Francesco Spirito si sposerà, del resto, nel 1939, come un onesto uomo ed otterrà due figli da questa unione. Nello stesso anno egli è incolpato, a Boston, di aver fatto passare 100 kg. d’oppio, a bordo del “SS Exeter”, delle “American Export-Isbrandtsen Lines”.  

Nella malavita l’autorità dei padrini è incontestata. Una parte della città è sottomessa al loro racket, mentre numerose case chiuse della costa sono passate sotto il loro controllo. Attorno al Vecchio Porto sono depositate nei bistrots macchine mangiasoldi trafficate, di cui un certo numero appartiene agli uomini di Carbone e di Spirito. Questo business perdurerà dal 1931 al 1937, anno del decreto che le vieterà. Bisogna anche aggiungere a ciò ogni sorta di traffici: la droga e le donne come si è visto, l’oro, l’alcool, la moneta falsa, i falsi timbri, le armi… Quest’ultimo traffico è iniziato nel 1936. Aggirando il blocco imposto dalla Francia, Carbone e Spirito forniscono di armi le truppe del generale Franco. E quando uno dei loro uomini, Louis Raggio, futuro, grande resistente, è arrestato a bordo di un camion imbottito di 12.000 mitragliette, essi cambiano mezzo di trasporto e optano per la via marittima: navi cariche di armi ad Anversa fanno il collegamento tra il porto belga e i porti spagnoli, tenuti dai franchisti. Nel 1938 i duettisti riescono in un colpo tanto bislacco quanto geniale: l’importazione illegale di 34 tonnellate di parmigiano. La Francia e la Gran Bretagna hanno infatti decretato un embargo sui prodotti italiani, dopo che Benito Mussolini ha cacciato dal trono etiopico il negus Hailé Selassié I. Per numerosi marsigliesi di origine italiana, è la catastrofe: i formaggi della penisola sono introvabili o fuori prezzo. Il tandem marsigliese incarica allora un pescatore di ricci di mare, zio di Carbone, di riempire di 34 tonnellate di parmigiano una vecchia nave che essi hanno ricomprato. Una volta fatta la cosa a Genova, la nave deve ufficialmente partire per Barcellona, ma fa capo su Marsiglia. Il carico è sbarcato e trasportato in due camions. Sfortunatamente per il duo, la Dogana interviene e prende il formaggio. Però, essendo il parmigiano una derrata deteriorabile, la mercanzia deve essere subito messa all’asta. Dissuadendo i possibili acquirenti a tentare qualunque cosa, Carbone e Spirito riacquistano le 34 tonnellate di parmigiano per un boccone di pane. Il formaggio sarà poi smerciato sui mercati di Marsiglia.

Spirito e Carbone regnano, dunque, da padroni su Marsiglia. Essi si interessano anche di un’altra città, Parigi.

Quando nella “Ville Lumière” i malviventi corsi si installano senza spartizione, a revolverate, Carbone e Spirito reclamano, anch’essi, la loro parte di torta. La città piace loro.

A Montmartre, vera capitale della teppa francese, Carbone e Spirito investono nei bar, nei locali notturni e nei bordelli. Gli interessi parigini del duo sono gestiti, fino al 1936, da un ex-violinista, Antoine Nicolini.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, la coppia moltiplica i viaggi di andata e ritorno tra Marsiglia e Parigi.

Nel 1940 l’occupazione di Marsiglia da parte delle forze tedesche, seguita alla caduta dei militari francesi, ha permesso a Carbone e a Spirito di ritrovare la loro influenza politica, collaborando con gli occupanti tedeschi per interesse. Dovendo far fronte a movimenti di Resistenza sempre più attivi dappertutto in Francia, la Gestapo assegnata a Marsiglia, uno dei più efficienti e terribili organismi burocratico-polizieschi del III Reich hitleriano, ebbe allora assolutamente bisogno di informatori. E’ così che i nazisti si sono rivolti verso le figure più prestigiose della malavita, che si sono allora mostrate del tutto inclini a collaborare durante l’occupazione della “zona libera” (novembre 1942-agosto 1944), per poter continuare le loro “faccende”. In cambio di alcuni servizi, ma anche di beni di altri, anche molto preziosi per la Gestapo, i padrini sono stati largamente ricompensati. Carbone non avrà il tempo di approfittare a lungo delle amabilità della Gestapo, perché, nel 1943, quando risale a Parigi, dopo un viaggio a Marsiglia, muore in un incidente ferroviario, per un deragliamento provocato dalla Resistenza, di cui il Carbone non era in realtà il bersaglio primario. Lo scopo semplicemente era quello di sopprimere soldati tedeschi in licenza. Più di 3.000 persone assistono alle grandiose esequie del capoccia. Fra di esse, figure della malavita, del mondo politico, della canzone (il giovane, emergente cantante corso Tino Rossi vi interpretò l’Ave Maria), del cinema…

Morto il Carbone, Spirito, alla fine del conflitto bellico mondiale, se la fila in Spagna, in compagnia dell’ex sindaco fascista di Marsiglia, Simon Sabiani, al fine di evitare lo sbarco degli Alleati. Francesco Spirito non resiste che tre anni in Spagna. Infatti decise, nel 1947, di continuare da solo la sua strada, prima nell’America Latina e poi negli Stati Uniti. Giocherà allora un ruolo importante nel traffico di eroina che esiste in Marsiglia e a New York. Tuttavia, tre anni dopo il suo arrivo sul suolo americano, Francesco Spirito sarà arrestato per traffico di stupefacenti. Sarà condannato alla pena di due anni di prigione, che sconterà nella prigione di Atlanta, fiorente centro commerciale, capitale della Georgia. Si noterà, nella stessa occasione, la clemenza delle autorità di fronte al traffico di droga in questa epoca (fu, d’altronde, una delle ragioni principali dell’implicazione di tanti malviventi nella famosa “French Connection”). Alla sua liberazione, Spirito ritornerà in Francia, dove sarà arrestato, poi giudicato, per la sua collaborazione con i nazisti al tempo della seconda guerra mondiale.

Egli, tuttavia, in questa occasione non fece che otto mesi di prigione. Alla sua uscita, prese il controllo di un ristorante sulla Costa Azzurra. Mentre era sempre implicato nel traffico d’eroina, Spirito vedeva il suo potere di controllo su Marsiglia scemare verso la metà degli anni Cinquanta. Egli, in questa epoca, non aveva più che un ruolo di consulente. I caporioni della regione, che sono cresciuti nella sua ombra, venivano presso di lui per cercare aiuto, utilizzando allora Spirito le sue relazioni e la sua notorietà per dar loro un colpo di mano nei loro affari, ma niente di più. Come un buon numero di padrini l’ha fatto dopo di lui, egli si accontentava di gestire scrupolosamente i suoi acquisti. Fino alla sua morte, avvenuta il 9 ottobre 1967, l’itrano condurrà allora una vita da cittadino rispettabile a Toulon, la “Telo Martius” dei Romani, nel quartiere della Loubière, discosto dagli affari, leciti ed illeciti.

di Alfredo Saccoccio

Paul Bonnaventure Carbone e Francesco Spirito

 

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