Guardia di Finanza, l’USIF critica l’intesa tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate: «Evitare sovrapposizioni e sprechi di risorse pubbliche»
Il sindacato dei finanzieri contesta il protocollo quinquennale per la formazione congiunta in materia fiscale e investigativa. Il segretario Piscozzo chiede l’intervento del ministro dell’Economia: «Servono chiarezza sui ruoli e rispetto delle professionalità»
Si apre il confronto sulle competenze delle forze di polizia nel contrasto all’evasione fiscale e nelle attività investigative economico-finanziarie. A sollevare la questione è l’USIF (Unione Sindacale Italiana Finanzieri), che esprime forti perplessità sul protocollo d’intesa quinquennale sottoscritto tra l’Arma dei Carabinieri e l’Agenzia delle Entrate, finalizzato alla realizzazione di percorsi di formazione congiunta in materia fiscale e investigativa.
Al centro della presa di posizione del sindacato c’è il rischio di una sovrapposizione di competenze e di percorsi formativi che, secondo l’organizzazione, potrebbero generare inefficienze amministrative e costi aggiuntivi per la Pubblica Amministrazione.

«La tutela delle entrate erariali, la lotta all’evasione fiscale e le investigazioni economico-finanziarie costituiscono da sempre la missione centrale della Guardia di Finanza», sottolinea Piscozzo, segretario dell’USIF, evidenziando come il Corpo disponga di un percorso formativo altamente specialistico, costruito proprio sulle tecniche investigative in ambito tributario ed economico-finanziario.
Da qui le perplessità sull’opportunità che l’Agenzia delle Entrate promuova moduli formativi con altre forze dell’ordine e che, contestualmente, personale dell’Arma dei Carabinieri svolga attività di docenza sulle tecniche investigative rivolte ai funzionari fiscali.
Per l’USIF, il problema non riguarda il valore delle professionalità coinvolte, ma la necessità di mantenere una chiara distinzione tra funzioni, competenze e responsabilità istituzionali.
«Creare duplicazioni di competenze e percorsi formativi paralleli rischia non solo di generare inefficienze, ma anche di gravare con costi superflui sulle casse della Pubblica Amministrazione», afferma Piscozzo.
Il sindacato richiama inoltre precedenti situazioni di potenziale sovrapposizione in altri settori, citando in particolare quello navale, e mette in guardia dal rischio che dinamiche analoghe possano estendersi anche al comparto fiscale ed economico-finanziario.
Una posizione che, nelle intenzioni dell’organizzazione, non vuole mettere in discussione il ruolo dell’Arma dei Carabinieri, definito fondamentale e insostituibile per la sicurezza del Paese, ma ribadire l’importanza di valorizzare le specificità operative e professionali di ciascun Corpo.
«È opportuno valorizzare le specificità di ciascun Corpo anziché disperdere preziose risorse e professionalità», prosegue il segretario generale dell’USIF.
Da qui la richiesta di un intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze, affinché venga fatta piena chiarezza sull’accordo e sulle rispettive attribuzioni istituzionali.
Il messaggio lanciato dal sindacato è chiaro: la collaborazione tra amministrazioni dello Stato può rappresentare un valore, ma deve svilupparsi nel rispetto delle competenze già assegnate e senza creare duplicazioni organizzative o formative.
«È indispensabile tutelare la storia, la specificità tecnica e la professionalità che le donne e gli uomini della Guardia di Finanza esprimono quotidianamente a presidio della legalità economica del Paese», conclude Piscozzo.
Una questione che chiama in causa non soltanto i rapporti tra le amministrazioni coinvolte, ma anche il principio di efficienza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e la necessità di garantire un sistema di contrasto all’illegalità economica fondato su competenze definite, specializzazione e responsabilità istituzionali.