Ambulanti, scatta la protesta: “Così non possiamo più lavorare”

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Ambulanti, scatta la protesta: “Così non possiamo più lavorare”

Stato di agitazione della categoria. Al Governo chiesti interventi urgenti sul costo del carburante, un tavolo di crisi al MIMIT e un censimento nazionale dei posteggi.

Gli ambulanti italiani dichiarano lo stato di agitazione della categoria e lanciano un nuovo appello al Governo. La decisione è stata assunta dalla riunione dei dirigenti nazionali dell’ANA – Associazione Nazionale Ambulanti UGL del 21 settembre e formalizzata il 23 settembre con una comunicazione indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e alla sottosegretaria Mara Bizzotto.

Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del carburante, considerato dalla categoria uno dei fattori che stanno aggravando una crisi già pesante per le piccole imprese del commercio su aree pubbliche.

Gli ambulanti sottolineano infatti una caratteristica particolare della loro attività: per raggiungere mercati e fiere sono spesso costretti a percorrere quotidianamente anche lunghe distanze, sostenendo quindi costi di trasporto che incidono direttamente sulla redditività delle giornate di lavoro.

Secondo i dati indicati dall’associazione, sarebbero circa 130 mila le piccole attività ambulanti ancora operative in Italia, dopo avere attraversato negli ultimi anni la pandemia, la crescita delle vendite online e la contrazione dei consumi delle famiglie.

A rendere ancora più difficile la situazione, sostiene la categoria, è stata l’estate appena trascorsa. Le temperature particolarmente elevate avrebbero provocato una forte riduzione dell’affluenza nei mercati, con incassi diminuiti, secondo la stima dell’associazione, di oltre il 50%, mentre l’incremento dei costi del carburante avrebbe inciso in misura compresa tra il 30 e il 40%.

Una situazione che, sempre secondo la denuncia degli ambulanti, in alcuni casi avrebbe reso economicamente sconveniente persino raggiungere il mercato: costi certi di viaggio a fronte di incassi soltanto ipotetici.

Il problema non riguarda soltanto gli operatori. L’associazione evidenzia infatti il ruolo dei mercati rionali e settimanali come punto di riferimento per numerose famiglie, soprattutto quelle con minore capacità di spesa. L’aumento dei costi di esercizio rischia, secondo la categoria, di riflettersi anche sui prezzi finali dei prodotti.

La crisi delle imprese e la questione dei posteggi

Nella lettera inviata al Governo viene richiamato anche il progressivo ridimensionamento del settore. L’associazione indica in 61.444 le attività ambulanti cessate negli ultimi nove anni, sostenendo che la chiusura di migliaia di imprese abbia lasciato una consistente quantità di posteggi disponibili nei mercati e nelle fiere.

Da qui nasce una delle principali richieste rivolte al Governo: procedere a un censimento nazionale dei posteggi, per verificare concretamente la disponibilità degli spazi e affrontare la questione della cosiddetta scarsità della risorsa.

La materia è collegata al più ampio confronto sull’applicazione della direttiva Bolkestein e sulle modalità di assegnazione delle concessioni per il commercio su aree pubbliche. La legge 214 del 2023 disciplina infatti le modalità di assegnazione dei posteggi e prevede, tra l’altro, ricognizioni delle aree destinate al commercio su aree pubbliche e, in presenza di aree disponibili, procedure selettive.

L’associazione chiede che la situazione venga verificata attraverso dati nazionali aggiornati, sostenendo che il numero di posteggi rimasti disponibili a seguito della chiusura di migliaia di attività debba essere considerato nel quadro della discussione sulla scarsità della risorsa.

Nel documento viene richiamata anche la recente ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 luglio 2026, causa C-574/25. È però importante precisare che il procedimento riguarda concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreative e l’interpretazione dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE; non è una decisione specificamente riferita ai posteggi degli ambulanti.

La richiesta al Governo: un tavolo di crisi

Sul tavolo del Governo gli ambulanti mettono quindi una serie di richieste: riduzione del costo del carburante, apertura di un tavolo di crisi presso il MIMIT, censimento nazionale dei posteggi e interventi normativi sulle concessioni.

Un altro capitolo riguarda il Canone Unico dei mercati, disciplinato dalla legge 160/2019. La categoria chiede che la prossima Legge di Bilancio possa intervenire per correggere quelle che vengono definite interpretazioni e applicazioni della normativa che avrebbero generato numerosi contenziosi tra operatori e amministrazioni.

La protesta, dunque, non si limita al caro carburante. Gli ambulanti chiedono al Governo di affrontare complessivamente una crisi che, secondo la loro denuncia, rischia di mettere ulteriormente sotto pressione un comparto composto in larga parte da micro e piccole imprese familiari.

Il messaggio conclusivo rivolto all’esecutivo è quello di non lasciare cadere nel vuoto l’allarme della categoria e di dare risposte rapide, a partire dal costo del carburante.

“Lo stato di agitazione – è il senso della comunicazione inviata al Governo – vuole essere un grido d’allarme affinché venga riconosciuta la gravità della situazione e vengano adottate misure urgenti per consentire alle imprese ambulanti di continuare a lavorare”.

A firmare la comunicazione sono il presidente Ivano Zonetti e il segretario nazionale Marrigo Rosato.

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