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3 parchi, 3 presidenti, 3 direttori, 3 cda…

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In una fase storica di grave crisi economica, resa ancora più grave dalla pandemia, in cui c’è un gran parlare della necessità di ridurre la spesa pubblica attraverso l’eliminazione degli enti inutili, il nostro territorio, a fronte di una costante riduzione della qualità dei servizi al cittadino, continua ad assistere allo sperpero del denaro pubblico, determinato anche dalla presenza di una molteplicità di enti posti a tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Davvero non si capisce perché su un territorio relativamente ridotto come il nostro debbano operare contemporaneamente tre diversi parche naturali: il Parco Rivera di Ulisse, che ricomprende anche le Oasi Blu di Gianola di Formia e di Monte Orlando di Gaeta, quello degli Ausoni e Lago di Fondi e il Parco degli Monti Aurunci con il conseguente effetto moltiplicatore dei costi di gestione. A ciò si aggiunge che la frammentazione delle autorità di controllo sui beni naturali delle nostre terre comporta disordine e disomogeneità nella regolamentazione delle aree che ricadono al loro interno. Non solo occorre mantenere diverse sedi principali, diverse strutture amministrative, diversi corpi addetti alla vigilanza e al controllo, ma a questo si aggiunge che per forza di cose le attività poste in essere all’interno dei singoli parchi non sono coordinate e peccano spesso di scarsa incisività. Di fatto impossibili risultano iniziative di ampio respiro capaci di mostrare tutte le bellezze naturali delle nostre terre: per realizzarle bisognerebbe superare le competenze di un altro parco.

Occorre, dunque, accorpare i parchi naturali esistenti sul nostro territorio in un’unica realtà.

Riunire i parchi esistenti nel comprensorio aurunco-ausonio sotto una direzione unica potrebbe rappresentare, tra l’altro, una grande occasione per rinegoziare le modalità di incontro tra tutela del patrimonio naturale e paesaggistico ed esigenze di vita civile di tutti i cittadini (cacciatori compresi).

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