Superbonus: i dati confermano effetti positivi sull’economia

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Superbonus: i dati ufficiali smentiscono l’allarmismo e confermano l’impatto positivo sull’economia

I dati ufficiali certificano una realtà ben diversa rispetto all’allarmismo che ha accompagnato il dibattito sul Superbonus. Le cifre diffuse dall’ISTAT e le valutazioni delle agenzie di rating internazionali dimostrano che la misura non ha prodotto alcuna “voragine nei conti pubblici”, ma ha contribuito in modo significativo alla crescita economica del Paese.

Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023, coincidente con la fase di massima applicazione del Superbonus 110%, il rapporto tra debito pubblico e PIL è diminuito di oltre 20 punti percentuali. A fine 2023 il dato si attesta al 133,9%, un livello addirittura inferiore a quello registrato prima della pandemia (134,1%). Un risultato reso possibile dall’aumento del PIL e dalla forte spinta agli investimenti.

L’ISTAT ha rivisto al rialzo la crescita del PIL 2023 e ha rilevato un incremento del 4,5% del valore aggiunto nel settore delle costruzioni. Numeri che confermano come la misura abbia rafforzato il sistema economico, anziché indebolirlo.

A rafforzare questo quadro positivo è intervenuta anche la promozione del rating italiano da parte dell’agenzia Fitch, segnale inequivocabile della fiducia dei mercati nella solidità dei conti pubblici. Un esito difficilmente compatibile con la narrazione di un presunto disastro fiscale.

Il confronto con gli altri principali Paesi europei evidenzia ulteriormente l’eccezionalità della performance italiana. Negli ultimi quattro anni, gli investimenti in edilizia in Italia sono cresciuti di circa il 40%, mentre nello stesso periodo hanno registrato una contrazione del 7% in Germania e del 13% in Spagna.

Secondo analisi economiche internazionali, l’Italia ha registrato alla fine del 2023 una crescita del 4,3% rispetto ai livelli del 2019, la migliore tra le principali economie europee e quasi il doppio rispetto a Francia, Regno Unito e Germania. Una dinamica attribuita in larga parte all’effetto degli incentivi per la riqualificazione edilizia.

Gli investimenti complessivi, trainati dal settore delle costruzioni, sono aumentati del 30% rispetto al 2019, rappresentando il tasso di crescita più rapido mai registrato dall’inizio delle rilevazioni statistiche nel 2000.

Il blocco degli incentivi e le conseguenze sul settore

Le criticità maggiori sono emerse con l’interruzione improvvisa degli strumenti di sostegno, in particolare con il blocco della cessione dei crediti. Questa scelta ha generato incertezza, colpendo duramente imprese e famiglie e rallentando bruscamente un comparto che aveva mostrato una forte capacità di traino sull’economia nazionale.

Il settore edilizio è passato da una crescita del +21,9% nel 2021 a una previsione residuale di appena +1,1% per il 2024, interrompendo un ciclo virtuoso fatto di occupazione, investimenti e riqualificazione del patrimonio immobiliare.

Alla luce dei dati ufficiali e delle valutazioni economiche internazionali, appare evidente la necessità di una riflessione basata sui numeri e non su slogan: il Superbonus ha contribuito alla crescita e alla tenuta dei conti pubblici, mentre l’allarmismo e le scelte improvvise hanno prodotto effetti negativi sull’economia reale.

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