Ambulanti in piazza contro i bandi: richiesta lo stato di crisi del settore
Presidio il 10 marzo davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nel mirino i bandi per le concessioni e il mancato avvio di un tavolo di crisi
Roma – Gli ambulanti tornano in piazza. L’Associazione Nazionale Ambulanti – UGL ha convocato per martedì 10 marzo alle ore 10.00 un presidio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, denunciando quella che definisce “totale indifferenza” del Governo nei confronti delle difficoltà che attraversano migliaia di operatori del commercio su area pubblica.
Al centro della mobilitazione vi sono due questioni principali: il mancato via libera agli emendamenti presentati da Forza Italia e Lega al Decreto Milleproroghe 2026, finalizzati ad allineare la scadenza di tutte le concessioni ambulanti al 2032, e l’assenza di un tavolo di crisi dedicato al comparto.
Secondo l’associazione, l’approvazione degli emendamenti avrebbe consentito di superare una situazione che oggi coinvolge circa 30 mila titolari di concessioni nei mercati, nelle fiere e nei posteggi isolati, compresi quelli delle rotazioni nelle grandi città come Roma, Milano, Reggio Calabria e Aprilia.
In questi territori, spiegano i rappresentanti della categoria, pur essendo state avviate le procedure di rinnovo delle concessioni fino al 2032 – in linea con quanto previsto dalla legge n. 77/2020 e successivamente confermato dalla legge n. 214/2023 – molte amministrazioni avrebbero annullato gli atti per procedere con nuovi bandi.
Una scelta che l’associazione giudica frutto di un’interpretazione restrittiva delle norme, ispirata a un principio di concorrenza ritenuto prevalente rispetto ad altri criteri contenuti nella cosiddetta Direttiva Bolkestein.
Il punto centrale della contestazione riguarda proprio l’applicazione della normativa europea. Le concessioni, ricordano gli ambulanti, possono essere messe a bando soltanto in presenza di una reale scarsità della risorsa. Una condizione che, a loro avviso, oggi non sussiste.
Negli ultimi sette anni, infatti, il settore avrebbe registrato la chiusura di circa 50 mila piccole attività, con la conseguente disponibilità di almeno 100-150 mila posteggi rimasti vacanti. Numeri che, secondo l’associazione, dimostrerebbero l’assenza di una pressione concorrenziale tale da giustificare nuove procedure selettive generalizzate.
La richiesta di un tavolo di crisi
Oltre alla questione delle concessioni, gli ambulanti chiedono formalmente l’apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero. L’obiettivo è affrontare in modo strutturale le cause del progressivo ridimensionamento del comparto, che non avrebbe solo un impatto occupazionale diretto, ma ripercussioni sull’intera filiera produttiva collegata al commercio su area pubblica.
“La chiusura di un numero così elevato di attività – sostengono dall’associazione – rappresenta un problema sociale per il Paese e rischia di indebolire un segmento storico del commercio italiano”.
Il presidio del 10 marzo si propone dunque come momento di pressione istituzionale, ma anche come richiesta di confronto. Gli ambulanti auspicano che dal Governo arrivi un segnale concreto: il riconoscimento dello stato di crisi del settore e l’avvio di un dialogo per individuare soluzioni condivise.