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Michele Santulli: una vita per la cultura

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La prevista e prospettata abolizione delle province, mai avvenuta, la cui esistenza e operosità si verificano direttamente e indirettamente guardandosi attorno, è motivo per richiamare l’attenzione dei nostri lettori su una realtà storica che si è fatto -o disfatto- di tutto per tenere in disparte o perfino cancellare.

Stiamo parlando di quell’ampia regione a Sud di Roma compresa all’incirca tra gli Appennini, le Paludi Pontine e il fiume Garigliano che per secoli è stata la patria comune di una popolazione oggi frammentata in almeno tre province: LT FR e RM. Questo ampio territorio una volta si chiamava Campagna di Roma o Lazio Nuovo (appartenente allo Stato della Chiesa) e Alta Terra di Lavoro (appartenente al Regno di Napoli). Nel corso del 1700 e soprattutto del 1800 il denominatore comune divenne ‘Ciociaria’ poiché in tale ampio territorio s’indossava una vestitura all’incirca uguale per tutti e ai piedi una medesima calzatura, quando non si andava a piedi scalzi che era la regola, calzatura che era il segno e la prova della più grande miseria e precarietà: un pezzo di pelle appoggiato sotto i piedi e tenuto fisso con chissà quale tipo di legacci. Erano quei calzari che poi gradualmente assunsero una forma differente e si chiamarono cioce oppure cioci. Quindi la Ciociaria è un concetto solo folklorico e non geografico o amministrativo o di altra natura: è divenuto addirittura un’idea astratta, spirituale, come quando si dice ‘Utopia’ o’ Antartide’: si sa dove è ma non si conosce! “La Ciociara” di Moravia, ‘Non c’è pace tra gli ulivi’ di G. De  Santis, le opere di Domenico Purificato, le poesie e i libri e le lettere di Libero de Libero sono un inno e la celebrazione di tale patria comune.

E la redazione della ‘GAZZETTA DEGLI AURUNCI’ si fa un pregio di segnalare e di caldamente raccomandare la lettura delle opere qui appresso descritte del Prof. Michele Santulli ( michele@santulli.eu ), che è anche nostro collaboratore, scritte nel corso degli ultimi anni che aprono spiragli inimmaginabili sulla storia e sui contributi di civiltà e di cultura che la terra di Ciociaria ha dato -e continua a dare- al mondo occidentale:

CIOCIARIA SCONOSCIUTA è un’opera che si occupa della delineazione storica e geografica della regione ciociara, nota, all’epoca, anche come Campagna di Roma o Lazio nuovo. Vi si portano a conoscenza dei fatti e della realtà che per la prima volta vengono affrontati e descritti in maniera completa ed esaustiva: in particolare viene sottolineata e rintracciata e ritracciata quella comunanza esistenziale durata secoli che ha caratterizzato le popolazioni al di qua e al di là degli Ausoni e dei Lepini e degli Aurunci, oggi quasi ignorata. Vi si descrivono i fatti storici di rilievo ivi avvenuti, in particolare i permanenti movimenti migratori e le interrelazioni che hanno viepiù affratellato le popolazioni. Vengono illustrati ed evidenziati i contributi e gli apporti di civiltà e di cultura usciti dalla Ciociaria e trasmessi alla civiltà occidentale: i primi libri stampati in Italia, le prime parole in italiano, il monachesimo, i grandi papi, le innovazioni scientifiche, i grandi pittori, scultori e scrittori, compositori, musicisti, cantanti, attori, studiosi: è inimmaginabile quanto questa Regione ha dato alla civiltà e alla cultura, pur se oggi divisa e frammentata in almeno tre province. E’ la prima volta che la Ciociaria viene fatta conoscere veramente, nella sua essenza.

IL COSTUME CIOCIARO ha il merito di illustrare e di documentare il successo, si può impiegare il termine: universale e planetario, che ha distinto e caratterizzato la vestitura indossata in gran parte dell’antico territorio a sud di Roma racchiuso tra gli Appennini, il Garigliano e la Via Appia. In effetti tra le ultime decadi del 1700 e le prime del 1900 il personaggio ciociaro nel suo abito multicolore è stato il soggetto più illustrato e più ripetuto dagli artisti europei di quell’epoca, secondi solo alla iconografia di Venezia e di Roma, sterminata ma sempre tutta uguale. Quello che ora nel libro viene identificato come ‘costume ciociaro’, e per la prima volta, è dunque un’opera presente in tutti o quasi tutti i musei del mondo: è difficile incontrare un artista europeo, anche tra i maggiori, che non abbia dipinto un quadro con un personaggio in costume ciociaro: qualche nome preso a caso? Degas, Corot, Cézanne, Leighton, Boecklin, Picasso, Van Gogh, Giac.Gigante, Hayez e mille altri hanno dipinto il costume ciociaro: non esiste nel 1800 un soggetto che possa vantare tali nomi che se ne siano occupati. E questo libro, ricco anche di oltre cinquanta illustrazioni a colore, traccia la origine e la documentazione storica di questa ulteriore realtà che contribuisce ad immortalare, e realmente, la Ciociaria.

LE MODELLE E I MODELLI  ha come oggetto una pagina fondamentale della Storia dell’Arte e cioè in che modo e in che  misura il modello in posa sulla pedana davanti all’artista pittore o scultore ne condiziona e stimola la creazione tanto da pervenire, presso alcuni artisti, alla conseguenza inimmaginabile, che  l’opera d’arte è il modello: il modello o la modella diviene la vera opera d’arte! Quello che non si conosce, ed è uno dei meriti della pubblicazione in questione a illustrarlo, è che nel libro viene per la prima volta documentato e provato che i modelli di artista per antonomasia degli artisti europei prima a Roma e poi a Parigi su scala  mondiale e quindi a Londra erano per la stragrande maggioranza italiani e questi solamente ed unicamente ciociari, in gran parte di un luogo sconosciuto ed impervio, la Valcomino. E, in aggiunta, sono queste creature che hanno anche letteralmente inventato la professione del modello, il mestiere del modello, come oggi comunemente inteso.

Sono in vendita nelle librerie di Frosinone, Sora, Cassino e Roma e su internet.

Federico Meschino

 

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