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“LA POPOLAZIONE AURUNCA FU ANNIENTATA”

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La chiave di volta per la ricerca storica e archeologica sugli aurunca-ausoni nel periodo pre-romano si racchiude in questo ultimo e breve accenno della storia liviana: “la popolazione degli aurunci fu annientata, per colpa non ben accertata della ribellione, come se avesse combattuto in una guerra midiciale”.

La ribellione degli aurunca-ausoni a Roma non era stata ben accertata: a Roma non serviva accertare nessuna ribellione degli aurunca-ausoni, le occorreva un pretesto perché il suo intento era soltanto quello di conseguire il possesso del territorio eliminandone qualsiasi potere locale che in qualche modo potesse rappresentare un pericolo per il transito verso la Campania di civili e militari.

Albino Cece

La popolazione degli aurunca-ausoni fu annientata… come se avesse combattuto in una guerra micidiale: qui Livio consolida il concetto della volontà romana di distruggere completamente quella popolazione e il suo territorio per eliminare definitivamente ogni opposizione alla sua politica espansionistica.

La guerra, ultima e devastante, che cancellò dalla storia l’etnìa aurunca, combattuta nel 313 a.C. fu sferrata “mentre i comandanti erano assenti”. Perché? Quando mai, in occasione di assalti militari tanto ben congegnati con operazioni preliminari di “intelligence” (come diremmo oggi), i comandanti si assentano dal teatro delle operazioni? Quali furono le ragioni di queste assenze?

Nel totale silenzio degli storici antichi possiamo soltanto supporle. Le ragioni possono essere soltanto due. La prima può indicarsi in una diversità di vedute tra gli indirizzi dati ai militari dalla politica romana e che forse non condividevano e si assentarono per non giustificare personalmente la distruzione totale preordinata.

La seconda, più plausibile, fu forse quella di costituire un alibi politico all’interventismo romano, vale a dire una specie di esempio per gli altri popoli ancora in movimento: “Cari altri popoli italici, vedete quello che sono capaci di fare i militari romani lasciati a se stessi. La distruzione degli aurunca-ausoni, comunque, non è dipesa da Roma o dai comandati incaricati delle operazioni; purtroppo è capitato per la sola volontà delle nostre truppe e noi non ne abbiamo alcuna colpa”. 

Di questo passo liviano si sono occupati altri storici e di maggiore levatura e ad essi rimandiamo il lettore. A noi resta da confermare che questa occasione produsse la definitiva scomparsa dalla storia dell’etnìa aurunche-ausone; soltanto dopo 2300 anni è ripreso con grande lentezza l’interesse verso di essa. Prima fu Giuseppe Micali nel 1810 e 1822 e poi Louis Petit Radel (1756-1836) nel 1829 con la fondazione anche dell’Istituto internazionale di Corrispondenza Archeologica in Roma.

Giuseppe Micali produsse due opere: L’Italia avanti il dominio dei Romani, pubblicato in quattro volumi nel 1810, e Storia degli antichi popoli italiani, pubblicato a Firenze nel 1832 in tre volumi.

Albino Cece

(n.d.r. in memoria dell’amico Albino che ci ha lasciato prematuramente il 1° maggio 2008)

 

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