redazione@gazzettadegliaurunci.it

FRA’ DIAVOLO: BRIGANTE O EROE?

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp

Brigante o eroe? Se Manzoni delegò i “posteri” a pronunciare “l’ardua sentenza” sul còrso deceduto nell’isola di Sant’Elena il 5 maggio del 1821, anche Alfredo Saccoccio, storico, giornalista, scrittore dagli interessi enciclopedici, si pone interrogativi cui non fornisce risposte definitive, parlando del personaggio cui Itri dette i natali, allorchè scrive “Certamente fu una figura che presenta molte zone d’ombra”.

Il tutto nell’opera di ben 433 pagine cui l’autore itrano ha dato il titolo di “Vita ed imprese del colonnello Michele Pezza, detto Fra’ Diavolo” e che sta conoscendo un successo tanto conclamato alla luce della riscoperta dei moti delle insorgenze italiche e della rivisitazione di fatti e situazioni che la storiografia “di regime” aveva colorato con un cromatismo compiacente alle bande dei vincitori. Scrupoloso nella ricerca delle fonti, onesto nella valutazione favorevole o contraria espressa dai sostenitori o dai detrattori, mirabilmente scorrevole in una prosa che ha consacrato il Saccoccio come una “penna” dorata, che affascina quanti amano abbandonarsi al periodare dell’autore di “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…”, l’intenso e originale contenuto ripercorre le tappe dell’<uom dal fiero aspetto>, fornendo al lettore dati ed elementi empirici e rifuggendo da valutazioni precostituite o forzatamente partigiane. “Chi fu in realtà Fra’ Diavolo?” esordisce nella prefazione lo stesso autore. “Un eroe o un sanguinario brigante? Un grassatore o un valoroso  combattente, che si è immolato per difendere la sua terra e i suoi legittimi regnanti? Certamente fu una figura che presenta delle zone d’ombra. Michele Pezza nacque il 7 aprile 1771 da Francesco e da Arcangela Matrullo. La sua era una famiglia numerosa, tipica del Mezzogiorno d’Italia: oltre a lui, tre fratelli e otto sorelle. Suo padre era un piccolo possidente terriero, che faceva il vetturale e commerciava in olio. Una grave malattia aveva minacciato la vita di  Michele e la prolifica madre fece un voto a S. Francesco di Paola, per la sua guarigione. Ottenuta la grazia, il bambino indossò un saio francescano per onorare il santo e per tale motivo i suoi compagni di gioco gli appiopparono il soprannome di Fra’ Michele Arcangelo, presto trasformato, però, in Fra’ Diavolo dal suo maestro, il canonico Nicola De Fabritiis, a causa dell’irrequietezza e della vivacità del ragazzino durante le lezioni che gli venivano impartite. Michele andò a lavorare assai giovane ma, venuto a diverbio, per motivi d’onore, uccise, in rissa, mastro Eleuterio Agresti e il fratello e subito si dette alla macchia, riuscendo a porre addirittura in ridicolo i soldati che inutilmente lo braccavano per catturarlo.

Ferdinando IV di Borbone, sovrano del regno di Napoli, non riuscendo a liberarsene, gli commutò la pena di morte in tredici anni di servizio militare, nei reggimenti Messapia di Sicilia. Michele Pezza accettò e, da quel momento, il bandito si trasformò in soldato, riscattando il suo fosco passato, macchiato dai due omicidi. Involontariamente il giovane aveva scelto la strada che gli avrebbe fatto occupare un posto, non di secondo piano, nella storia…”

Orazio Ruggieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

periodico

Mese di Ottobre

sostienici

carte-2

link utili