Fino agli inizi del 1800 nessun storico si è mai interessato di tracciare una storia dell’etnìa aurunca-ausone il cui territorio fu totalmente annientato nel 313 a.C. nel corso delle prime operazioni romane destinate a conseguire il primato militare sulla Penisola. Ed anche dopo questo breve periodo di studi tutta la storia del Lazio Meridionale pre-romano, in cui era insediato questo popolo, fu abbandonata per spostare l’attenzione verso la preponderanza romana tralasciando così lo studio delle ultime reliquie storiche ed archeologiche che gli aurunca-ausoni ci hanno lasciato.
Si tratta di un buco storico-archeologico di ben 2.100 anni; oltre due millenni ci separano dall’ultimo respiro degli aurunca-ausoni; una lacuna che oggi possiamo tentare di colmare soltanto attraverso lo studio archeologico del territorio e quelle poche indicazioni che ci hanno lasciato gli autori greci e latini.
Anche se abbiamo detto che la preponderanza romana ha cancellato ogni ricordo dell’etnìa aurunca è giocoforza iniziare la nostra ricostruzione dall’annientamento di questo popolo e del suo territorio raccontatoci dallo storico romano Tito Livio (Storia di Roma, IX, 25).
Nel 313 a.C. esisteva ancora una “ridotta” dell’etnìa aurunca-ausone situata lungo la costa tirrenica tra Fondi e il Garigliano (che aveva dominato in origine sull’intera Campania) che si opponeva in qualche modo all’espansionismo romano.
L’espansione romana cancellò quasi tutta la memoria storica specialmente del Lazio meridionale , luogo più vicino a Roma e che era necessario “normalizzare” in funzione della sicurezza sociale, economica e militare della Città Eterna.
Roma, per assicurarsi la sopravvivenza doveva garantirsi la fedeltà assoluta specialmente degli aurunci che rappresentavano, popolo e territorio, un baluardo significativo al possesso della ricca Campania che, con le sue produttive pianure agricole, rappresentava il naturale supporto logistico di sostentamento al popolo ed alle milizie dell’Urbe impegnate nella conquista.
Superare il baluardo aurunco consisteva nella totale sottomissione del territorio e nella totale cancellazione della memoria storica di quel popolo, cosa che puntualmente avvenne secondo quanto si legge tra le poche righe che Tito Livio dedica all’avvenimento: “Così furono occupate le porte e le tre città furono prese alla stessa ora e con lo stesso stratagemma; ma, poiché l’assalto fu sferrato mentre i comandanti erano assenti, non vi fu alcun limite alle stragi, e la popolazione degli Musoni fu annientata, per la colpa non ben accertata della ribellione, come se avesse combattuto in una guerra micidiale”. Sembra quasi di leggervi la cronaca della occupazione marocchina nel corso del più recente secondo conflitto mondiale!
La chiave di volta per la ricerca storica e archeologica sugli aurunca-ausoni nel periodo pre-romano si racchiude in questo ultimo e breve accenno della storia liviana: “la popolazione degli aurunci fu annientata, per colpa non ben accertata della ribellione, come se avesse combattuto in una guerra midiciale”.
La ribellione degli ausoni a Roma non era stata ben accertata: a Roma non serviva accertare nessuna ribellione degli Ausoni, le occorreva un pretesto perché il suo intento era soltanto quello di conseguire il possesso del territorio eliminandone qualsiasi potere locale che in qualche modo potesse rappresentare un pericolo per il transito verso la Campania di civili e militari.
La popolazione degli ausoni fu annientata… come se avesse combattuto in una guerra micidiale: qui Livio consolida il concetto della volontà romana di distruggere completamente quella popolazione e il suo territorio per eliminare definitivamente ogni opposizione alla sua politica espansionistica.
La guerra, ultima e devastante, che cancellò dalla storia l’etnìa aurunca, combattuta nel 313 a.C. fu sferrata “mentre i comandanti erano assenti”. Perché? Quando mai, in occasione di assalti militari tanto ben congegnati con operazioni preliminari di “intelligence” (come diremmo oggi), i comandanti si assentano dal teatro delle operazioni? Quali furono le ragioni di queste assenze?
Nel totale silenzio degli storici antichi possiamo soltanto supporle. Le ragioni possono essere soltanto due. La prima può indicarsi in una diversità di vedute tra gli indirizzi dati ai militari dalla politica romana e che forse non condividevano e si assentarono per non giustificare personalmente la distruzione totale preordinata.
La seconda, più plausibile, fu forse quella di costituire un alibi politico all’interventismo romano, vale a dire una specie di esempio per gli altri popoli ancora in movimento: “Cari altri popoli italici, vedete quello che sono capaci di fare i militari romani lasciati a se stessi. La distruzione degli Ausoni, comunque, non è dipesa da Roma o dai comandati incaricati delle operazioni; purtroppo è capitato per la sola volontà delle nostre truppe e noi non ne abbiamo alcuna colpa”.
Di questo passo liviano si sono occupati altri storici e di maggiore levatura e ad essi rimandiamo il lettore. A noi resta da confermare che questa occasione produsse la definitiva scomparsa dalla storia dell’etnìa aurunca-ausone; soltanto dopo 2300 anni è ripreso con grande lentezza l’interesse verso di essa. Prima fu Giuseppe Micali nel 1810 e 1822 e poi Louis Petit Radel (1756-1836) nel 1829 con la fondazione anche dell'Istituto internazionale di Corrispondenza Archeologica in Roma.
Giuseppe Micali produsse due opere: L’Italia avanti il dominio dei Romani, pubblicato in quattro volumi nel 1810, e Storia degli antichi popoli italiani, pubblicato a Firenze nel 1832 in tre volumi.
ALBINO CECE
Modificato da redazione web il 15-11-2009 23:34
È nato il movimento popolare “Lega Aurunca” in difesa della libertà e dell’identità del Popolo Aurunco. Si prefigge lo scopo di promuovere la partecipazione all’attività politica, culturale e sociale del cittadino in tutto il territorio aurunco (diviso tra le province di Latina, Frosinone e Caserta) al fine di alimentarne una rinascita artistica, culturale, economica e morale.
“Lega Aurunca” sarà sempre in prima linea per difendere la tradizione aurunca nel solco di principi liberali e riformatori, nel segno della radici cristiane e al di sopra di tutte le competizioni di parte; combattere ogni forma di abuso, di sperpero e di privilegio nell’amministrazione del pubblico denaro come, in generale, nella produzione e nello scambio di beni, rivendicando il diritto di controllo e l’interesse del cittadino aurunco quale contribuente e quale consumatore.
Proponiamo, tra l’altro, la creazione di un’organizzazione locale (aurunca) per presentare le nostre proposte turistiche (montagna, mare, beni storici e archeologici) ed i nostri prodotti tipici al resto del mondo.
La gente ha incominciato a prendere coscienza delle proprie origini, incomincia ad occuparsi sempre di più della nostra storia. Tutto quello che viene fatto, purtroppo, è sempre poco e il mondo politico non sempre sostiene in modo adeguato le esigenze degli operatori.
Rivendichiamo il rispetto delle nostre origini e ricordiamo a tutti che siamo AURUNCI (non sud pontino o altro). Avete mai sentito chiamare i Lepini “est pontino”? Tra l’altro noi abbiamo una storia millenaria da difendere e, pur facendo parte di una provincia che non rinneghiamo, creata solo poco più di 70 anni fa, chiediamo il rispetto della nostra storia, delle nostre origini, chiediamo, per usare un termine militare, l’onore delle armi: siamo Aurunci e ci piacerebbe che tutti lo ricordassero, particolarmente quando scrivono e parlano di noi.
Comitato costituente
“Lega Aurunca”
Vai al Forum:
Login
Non sei ancora un membro registrato? Clicca qui per registrarti gratuitamente.
Dimenticata la password? Richiedine una nuova qui.